Ecco quali “congiunti” potranno incontrarsi secondo il dpcm 26 aprile 2020

Il dpcm 26 aprile 2020 emanato in corso di emergenza epidemiologica da Covid-19 in attuazione delle disposizioni del decreto legge 6/2020, consente, all’art. 1, “solo gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute e si considerano necessari gli spostamenti per incontrare congiunti purchè venga rispettato il divieto di assembramento e il distanziamento interpersonale di almeno un metro e vengano utilizzate protezioni delle vie respiratorie” ma vieta, nel contempo, di trasferirsi o spostarsi in una regione diversa rispetto a quella in cui ci si trova trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute.

ATTENZIONE: IL PRESENTE ARTICOLO È DI ARCHIVIO POICHÉ DOPO LA SUA PUBBLICAZIONE SONO STATI EMANATI NUOVI PROVVEDIMENTI LEGISLATIVI CHE L’HANNO RESO OBSOLETO.

Non essendo chiaro cosa volesse intendere per congiunti, all’indomani dell’emanazione del decreto Palazzo Chigi ha diramato una nota offrendo un’interpretazione del termine. Secondo l’esecutivo, pertanto, congiunti sono i «parenti e affini, coniuge, conviventi, fidanzati stabili, affetti stabili».

La norma, specialmente se unita all’informazione diffusa dal governo, è certamente destinata a generare confusione, atteso che la definizione offerta, per quanto consta a chi scrive, è stata raramente utilizzata dal legislatore per tracciare il perimetro di una comunità umana o di una società naturale e quanto è accaduto se ne è fatto un uso generico.

Il termine “congiunti” nel codice civile

Del sostantivo congiunti il codice civile ne ha fatto al più un utilizzo sinonimico per riferirsi ad una parte del nucleo familiare, nei soli artt. 10 e 342ter c.c.

La prima delle due norme è posta a tutela dell’immagine di “detti congiunti” quali genitori, coniuge o figli, ma lascia intendere che non solo costoro siano congiunti.

L’art. 342ter c.c. disciplina il contenuto degli ordini di protezione contro gli abusi familiari, quando la condotta del coniuge o di altro convivente è causa di grave pregiudizio all’integrità fisica o morale ovvero alla libertà dell’altro coniuge o convivente.

Orbene, la disposizione prevede che il giudice possa disporre “l’allontanamento (…) del coniuge o del convivente (…) prescrivendogli altresì, ove occorra, di non avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dall’istante, ed in particolare al luogo di lavoro, al domicilio della famiglia d’origine, ovvero al domicilio di altri prossimi congiunti o di altre persone”.

Questi altri prossimi congiunti rispetto alla famiglia di origine, sono altri soggetti legati al nucleo ristretto costituito da ascendenti e fratelli e sorelle.
Va detto, tuttavia, che una lettura eccessivamente rigorosa di questa disposizione codicistica rischia di sviare l’attività interpretativa, fuorviandola, perchè l’art. 342ter c.c. fa parte di un impianto normativo preordinato a tutelare un coniuge o convivente, il più delle volte la figura femminile, dal grave pregiudizio all’integrità fisica o morale, ovvero alla sua libertà, perpetrato da parte dell’altro coniuge, quindi deve essere intesa nel senso più estensivo e protettivo possibile.

Questo percorso interpretativo si esaurisce su un binario morto, perciò da ora si passeranno in rassegna le principali norme di diritto di famiglia utili a delineare la portata ed i confini applicativi del termine congiunti.

In particolare, il codice civile, al primo libro, titolato “delle persone e della famiglia”, definisce parenti, affini, coniugi, ma anche adottati maggiori di età.
La legge Cirinnà (legge 20 maggio 2016, n. 76) disciplina unioni civili e conviventi di fatto.

Parentela

La parentela è definita dall’art. 74 c.c. come il vincolo tra le persone che discendono da uno stesso stipite, sia nel caso in cui la filiazione è avvenuta all’interno del matrimonio, sia nel caso in cui è avvenuta al di fuori di esso.

Parente è nostro figlio, fratello germano (che condivide gli stessi genitori) o unilaterale (uterino se da parte di madre o consanguineo se da parte di padre), genitore, nonno, bisnonno, nipote di nonno (ex filio o aviatico) o di zio (ex fratre) pronipote, ecc.
Sono compresi i figli adottivi ma esclusi gli adottati da maggiorenni.

Tra i parenti si distinguono (art. 75 c.c.) quelli in linea retta e quelli in linea collaterale.
Quelli in linea retta sono i discendenti (il nostro bisnonno, nonno, padre, figlio, nipote, pronipote). In linea collaterale quelli che discendono da un comune stipite, ad esempio nostro cugino o suo figlio, che discende dallo stipite di nostro nonno.

Salvo eccezioni c’è vincolo di parentela fino al sesto grado (v. in calce alla pagina come calcolare il grado).

Possiamo ritenere con certezza che i parenti siano tra loro congiunti.

Coniugio

Il coniugio è il vincolo delle persone unite in matrimonio (disciplinato dagli artt. 79 e ss. c.c.) I coniugi non sono né parenti, né affini, ma certamente sono congiunti in matrimonio.

Affinità

L’affinità (art. 78 c.c.) è il vincolo che unisce un coniuge con i parenti dell’altro coniuge (tra cognati, tra suocero e genero, tra suocera e nuora, ecc.). Anche costoro possiamo ritenere con ragionevolezza che rientrino nella definizione di congiunti.

Adozione di persone maggiori di età

Possiamo inoltre considerare, sebbene con prudenza, un rapporto tra congiunti quello di adozione di persone maggiori di età, permessa, ex art. 291 c.c. e ss., alle persone che non hanno discendenti legittimi o legittimati, che hanno compiuto gli anni trentacinque e che superano almeno di diciotto anni l’età di coloro che intendono adottare.

Unioni civili e conviventi di fatto

Le persone legate da unione civili, di cui alla legge Cirinnà, sono maggiorenni dello stesso sesso che hanno espresso la volontà di stabilire il loro vincolo in assenza di una serie di cause impeditive enumerate dalla legge. Hanno forti affinità con i coniugi per via degli espressi richiami compiuti dalla legge alla disciplina della famiglia, quindi vanno considerati congiunti.

I conviventi di fatto, anch’essi regolati e definiti dalla legge Cirinnà, sono due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile. Possiamo considerarli congiunti, anche, ma non solo, alla luce della normativa sovranazionale costituita dall’art. 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo che assicura un’incondizionata tutela ai rapporti di fatto, anche in forza del contributo interpretativo che nel tempo è stato offerto dalla giurisprudenza della CEDU.

Nel codice penale

“Agli effetti della legge penale, s’intendono per i prossimi congiunti gli ascendenti, i discendenti, il coniuge, la parte di un’unione civile tra persone dello stesso sesso, i fratelli, le sorelle, gli affini nello stesso grado, gli zii e i nipoti: nondimeno, nella denominazione di prossimi congiunti, non si comprendono gli affini, allorché sia morto il coniuge e non vi sia prole”.

Questa norma, contenuta all’ultimo comma dell’art. 307 c.p., rubricato “assistenza ai partecipi di cospirazione o di banda armata”, definisce solo i “prossimi congiunti” e solo agli effetti della legge penale, quindi non può essere un valido parametro di riferimento.


Conclusioni

Vale la pena ritenere che l’utilizzo del termine congiunti nel dpcm sia alquanto infelice, se non aberrante, perchè contenuto in una norma di rango secondario che disciplina una materia riservata alla legge e perchè, nonostante ciò, non consente di fare chiarezza su quale sia uno spostamento ritenuto necessario e quale non sia tale.

Nei testi legislativi italiani non è dato rinvenire i “fidanzati stabili” e gli “affetti stabili”, sebbene in giurisprudenza siano citati i “fidanzati”, ma senza riferimento alla stabilità del rapporto. Si veda, ad esempio, Cass. Pen. 46351/2014 (“non vi era alcuna convivenza tra la parte civile ed il defunto, all’epoca del fatto semplici fidanzati”), che differenzia il rapporto di fidanzamento “semplice” dalla convivenza more uxorio. La stessa sentenza tratta di uno “stabile legame tra due persone”.

Occorre, quindi, usare molta prudenza ed attenzione ove si voglia far visita, in periodo di emergenza epidemiologica, ai “fidanzati stabili” e gli “affetti stabili”, perché anche alla luce della comunicazione diramata dal governo il decreto resta oltremodo incomprensibile.

Non da ultimo va detto che a differenza del decreto legge, che entro 60 giorni deve essere convertito dal parlamento, quindi deve essere vagliato e può essere emendato dall’organo legislativo, per sanare il vizio contenuto in un regolamento (il dpcm) occorre che il capo del governo assuma nuovamente l’iniziativa.

Da ultimo si segnala che il ministro dello Sviluppo Economico del Governo Conte, Stefano Patuanelli, ha riferito in diretta televisiva (Quarta Repubblica, 27 aprile 2020, Rete 4, minuto 54:00 link allo streaming ) che sarebbe possibile visitare i parenti entro l’ottavo grado. Tuttavia, la legge (art. 78 c.c.) limita la parentela entro il sesto grado (l’ultimo parente è il figlio del cugino del padre), sicché, contrariamente a quanto affermato dal ministro, i parenti al settimo e all’ottavo grado non hanno “rilevanza giuridica civilistica”.

Considerare incluso nell’espressione congiunto il parente fino all’ottavo grado porterebbe a ritenere che si possa visitare anche il pronipote del cugino del padre, che probabilmente dovrà ancora nascere.

Avv. Marco Giudici
(riproduzione riservata)

Aggiornamento del 4 maggio 2020 all’indomani della pubblicazione delle faq LINK

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Come si calcolano i gradi di parentela

Per calcolare i gradi occorre operare nel modo seguente: nella linea retta si contano le persone (noi compresi) sino allo stipite comune; nella linea collaterale si contano le generazioni, partendo da noi e contando i parenti sino allo stipite comune e da questo discendendo al parente che vogliamo accertare abbia un legame con noi. In entrambi i casi non bisogna computare il capostipite.
Quindi, in linea retta, per calcolare la parentela del nostro bisnonno bisognerà partire da noi (+1) e salire a nostro padre (+1), poi a nostro nonno (+1), poi al nostro bisnonno (+1), eliminando il capostipite, ossia il bisnonno (1+1+1-1=3). Il bisnonno è parente in linea retta di terzo grado.
In linea collaterale, per calcolare il grado di nostro cugino bisogna partire da noi (+1) e salire a nostro padre (+1), poi a nostro nonno (+1), poi scendere al fratello di nostro padre (+1) e al figlio del fratello di nostro padre (+1), eliminando il capostipite, ossia il nonno. Perciò (1+1+1+1+1-1=4) il cugino è parente di quarto grado. Il fratello è parente collaterale di secondo grado.

3 risposte a “Ecco quali “congiunti” potranno incontrarsi secondo il dpcm 26 aprile 2020”

  1. Il tutto è in parte poco chiaro e di difficile interpretazione, specialmente per chi deve decidere se siamo in presenza di una violazione del decreto in esame.

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